Il Santuario di Montevergine
La penisola salentina nasconde numerosi antri che si internano in veri e propri meandri oscuri: avanzi di una storia e di una civiltà avvolta ancora, in parte, nel mistero. Sono grotte o "Laure" che servivano da dimora ai solitari monaci basiliani, chiamati anche Calogeri, venuti in occidente dall'Egitto, dall' Arabia o dall' Asia Minore per sfuggire alla persecuzione iconoclasta, iniziata in Oriente nel sec. VIII sotto Leone III Isaurico e proseguita dai suoi successori nei secoli seguenti.
Oriente ed Occidente si incontravano in questi Monaci, eremiti che la nostra fantasia moderna immagina dal portamento ieratico e dalla barba fluente, vestiti di bianco e nero.
Una di queste grotte é situata tra Palmariggi e Otranto, alla
sinistra della litoranea adriatica e su di una altura da cui si domina
gran parte del tavoliere leccese e il mare Adriatico.
Nei giorni sereni si scorge nitidamente la catena montuosa dell'Albania
e le isole vicine.
Su di un intonaco della cripta basiliana si conserva un affresco d'una Madonna di stile chiaramente bizantino. Quella Vergine é venerata sotto il titolo dell'Assunta. altre pitture sovrapposte a strati sulle pareti di quella grotta danno modo di osservare il passaggio dallo stile rigidamente bizantino allo stile latino.
È tutto un progresso di arte, che partendo dal IX e X sec., giunge fino al sec. XV, dimostrando nettamente una invidiabile fioritura artistica che fa onore al Salento, in quel periodo in cui anche in altre regioni di Italia l'arte assumeva forme stilistiche a sé stanti. La cripta di Monte Vergine ha la sua importanza, artistica e storica, come del resto altre cripte basiliane di Terra d'Otranto, chiamata bellamente «la Tebaide d'Italia». L'ultima pittura eseguita dai Monaci basiliani porta la data del 1541.
Allora quei monaci erano diventati più radi, perché avevano cominciato ad abbandonare il Salento, a causa delle continue incursioni e scorrerie dei Turchi, i quali avevano raso al suolo Otranto nel 1480 e s'erano lanciati, anche se sporadicamente, in altre città salentine, seminando rovina e morte.
Ma MonteVergine doveva per poco restare dimenticata nella solitudine delle sue campagne. I basiliani, partiti da quel luogo, avevano portato via suppellettili, arredi e codici sacri, come avevano fatto i solitari del grande cenobio di S. Nicola di Càsole. La cripta rimase abbandonata, e forse sarebbe ancora sconosciuta se nel 1595 un pastorello non avesse scoperto tra i cespugli e i sassi, la porta d'ingresso in quel sotterraneo.