La Grotta Poesia
La grotta denominata "Poesia" e' una cavita carsica dalle origini molto antiche che nel corso dei secoli ha subito notevoli mutamenti geologici dovuti soprattutto a crolli verificatisi a causa dell'opera erosiva del mare.
Un tempo, infatti, il mare era un pò piu' distante ed essa costituiva un valido rifugio al riparo dalle intemperie e dalle insicurezze esterne.
Si trova in località Roca Vecchia a pochi chilometri dalle piu' rinomate mete turistiche di San Foca e Torre dell'Orso, ma che rappresenta un sito importantissimo soprattutto per le numerose testimonianze storiche relative all'epoca Messapica allorquando costituiva un vivace centro commerciale.
Il nome di queste grotte deriva dalla denominazione greco-orientale che è ancora viva nella parlata greca di Calimera.
Qui queste grotte vengono dette della posìa dalla parola greca medievale posià con la quale si indicava il luogo e la grotta ove era possibile bere acqua dolce. E qui in effetti vi sono i segni di una fonte che scorreva nell’antichità.
Scrive il Pagliara, lo studioso scopritore delle Grotte:
“Le iscrizioni sono diffuse ovunque occupando una fascia continua che è alta rispetto all’attuale livello del mare circa 8 metri per un continuo valutabile intorno ai 70-80 metri e una superficie interamente iscritta che oscilla fra i 500-600 metri quadri.
Teniamo presente che sulle stesse superfici sono state eseguite, sovrapponendole una all’altra, sia le figure preistoriche, sia le iscrizioni messapiche, sia le iscrizioni latine. Volendo valutare a grandi linee questo monumento, diciamo che in età storica, (fase di IV, III ecc.), la grotta fu un santuario di una divinità indigena il cui nome compare sistematicamente in tutti i testi cioè Taotor, Teotor, Tootor a seconda delle varianti……..
Sembra che la percezione del Salento da parte di chi arriva dal mare sia fondamentalmente segnata dalla vista del luogo di culto. Tornano immediatamente alla mente i famosi versi di Virgilio, che nel III dell’Eneide descrive le reazioni e compagni alla vista del Salento, man mano che essi venendo dai monti della Chimera (oggi coste albanesi) alla luce dell’alba accostano, vedono un tempio, poi il porto e l’approdo.”