La storia di Otranto - Parte III

L’11 agosto dopo un’eroica resistenza l’artiglieria turca apri un varco tra le mura della citta’ e l’esercito vi entro’. Furono commesse razzie di ogni genere e l’arcivescovo della citta’ Stefano Agricoli che incitava alla fede e alla morte fu ucciso.

Il 12 agosto 1480 circa 800 Otrantini capeggiati da Antonio Pezzulla, detto il Primaldo, rifiutarono la conversione all’Islam. Furono legati, e condotti con una macabra processione al Colle della Minerva, oggi chiamato Colle dei Martiri. Qui furono decapitati davanti agli sguardi sgomenti di mogli, padri, figli e parenti tutti. Il primo ad essere giustiziato fu proprio Primaldo.

Dopo un lungo tergiversare da parte degli Angioini nel 1481 si organizzo’ un consistente assedio che sfocio’ il 23 agosto dello stesso anno ad un violento attacco ed alla resa finale il 10 settembre. La citta’ rimase completamente distrutta e deserta cosi’ come il monastero di san Nicola di Casole.

Negli anni a seguire la cinta muraria fu ricostruita seguendo moderni criteri difesi. Anche il castello fu rivisitato nella sua struttura. Particolarmente significativa fu l’aggiunta apportata dagli Angioini di una struttura a punta di diamante che si sviluppa verso il mare che serviva a dare una maggiore protezione alla citta’. Quel che resto’ dei corpi degli 800 martiri che erano rimasti ancora sul colle della Minerva furono presi dei cittadini e portati nella citta’.

Oggi, parte, sono conservati nella cattedrale della citta’, mentre un’altra parte e’ conservata nella chiesa di Santa Caterina a Napoli. Otranto tento' di riprendersi dall’evento puntando soprattutto ai traffici ed ai commerci che passavano per il porto. I turchi tentano nuovi assalti nel 1535, 1537, 1614 e 1644 ma la citta’ riuscira’ sempre a resistere.

Otranto, per la sua posizione geografica, attirava le mire di molti conquistatori. Infatti, dopo essere stata ripresa nel 1481 dagli Aragonesi, restò in loro mani per breve tempo: dal 1496 al 1504 passa a Venezia quindi nuovamente agli Angioini. Quindi fu occupata dai francesi ma la costante minaccia dei turchi impedì alla città di risorgere all'antico splendore e così la sua importanza andò sempre diminuendo, mentre buona parte della popolazione migrava verso luoghi più accoglienti .

 

Ci piace chiudere questo breve escursus sulla storia millennaria di Otranto riportando una breve citazione di Maria Corti ripresa da un suo celebre libro su Otranto:

""C’era vento nelle strade e vuoto invernale quando rividi la Signora … aveva natura di gran dama decaduta dalla memoria implacabile. Senza più guardarla infilai il vicolo del Cenobio basiliano, camminai lungo il castello appena restaurato, lungo il porto fino al rudere della torre del serpe, dove c’era un altro tipo di silenzio, assoluto, dilatato all’infinito, da terra lunare.""

Maria CORTI, Otranto allo specchio